gorge_image[
Grafica, Illustrazione

L’odore del grafico

francesca bellini, 25 Marzo 2017

“Io so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicina c’è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po’”.
[Gianni Rodari]

 

E quello di grafico, o di illustratore, è un mestiere?
Di cosa sa un grafico?

All’inizio (per un tempo indefinito ma di certo indegnamente lungo) sentivo la frustrazione dell’immaterialità: molte volte il pensiero di vendere un servizio, un’idea, ore ed ore di lavoro racchiuse in un file, spazioso e pesante sì e no qualche Mega-byte, mi insinuava il dubbio di non star svolgendo un “vero mestiere”. Poi, daje e ridaje, la dubitatio personale è naturalmente passata, ma mi sono resa conto che il problema continuava a sussistere, rappresentato da tutti quei clienti o potenziali tali (ma anche da qualche amico o parente) che non intravedevano il mestiere dietro al file, all’immagine, o a tal foglio di carta stampata.

Oggi, finalmente, dopo anni, ho trovato prove concrete e tangibili per dimostrare una volta per tutte che grafica e illustrazione sono mestieri veri, dignitosi ed esperibili dai 5 sensi, persino dall’olfatto.
Cominciamo.

 

Odori generici o trasversali

Apro col più banale, ma sempre significativo: l’odore del caffè, soprattutto quello sublime e necessario della mattina, quando l’aria è ancora fresca e i rumori della casa o degli uffici attutiti. Non di meno l’odore delle tisane, di cui generalmente le illustratrici sono avide consumatrici, almeno nella stagione autunno/inverno.

 

Odori tipici e propri

E qui sta l’essenza del mestiere e la lista, nel suo dilungamento, svela un “incredibile segreto”: oltre alle illustrazioni o le tavole originali, anche tutto ciò che si visualizza su un monitor ha sempre – o quasi – una vita precedente o una gestazione cartacea.
Cito quindi tutti i tipi di carte: dai block notes, ai libri che si leggono o si consultano (soprattutto se appena acquistati, ça va sans dire), ai fogli sciolti, che non sono tutti uguali: c’è la carta da spolvero, le risme da fotocopia, la carta di riso, le carte cotone da acquarello (di queste se ne trovano alcune anche alquanto puzzolenti!).
Naturalmente tutti gli appositi dispositivi e materiali usati per abbozzare, colorare, dipingere… dai riccioli di cedro temperati via dalle matite, all’odore tenue ma acre delle mine, a quello alcolico dei pantoni o di certi pennarelli indelebili, a quello plasticoso (hei, @Accademia della Crusca, ho detto “plasticoso”…) degli acrilici. Per fortuna ci sono anche colori fatti con ingredienti più salubri e meno inquinanti – e che forse per questo prediligo – come gli acquerelli, che non emanano un odore particolare, soprattutto se asciutti, ma reagendo con certe carte sfogano talvolta le loro esalazioni.

 

Odori inaspettati e collaterali

La batteria del computer, che quando si surriscalda rilascia quell’odore tipico di sostanze chimiche in via di rosolatura.
Oppure, uno che mi colpisce sempre è l’odore nelle sedi dei clienti, soprattutto se sono aziende strutturate con uffici medio-grandi: ogni azienda del genere sceglie i suoi deodoranti, che la caratterizzano come donne incipriate e un po’ vanitose. Odori che fanno parte della brand image (and smell) aziendale, possiamo dire. Sono quelli dei bagni, dei corridoi, i saponi sui lavandini, i detersivi usati dagli addetti alle pulizie… Insomma, proprio così: le aziende, soprattutto quelle più evolute, si riconoscono nel modo più animalesco che ci sia, dall’odore.
Infine, la copisteria: un’ubriacatura di stampanti e inchiostri. Certo, odori che in fin dei conti appartengono propriamente allo stampatore, ma che poi ti porti a casa, sui materiali stampati freschi freschi, che assapori un po’ come i cartoni delle pizze quando esci dalla pizzeria da asporto.

Insomma, non so se ne dimentico qualcuno, ma… Questa carrellata è sufficiente a provare?
Il mestiere di grafico odora, ergo est. Inconfutabilmente.