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Grafica, Illustrazione

L’illustrazione che fa l’abito che fa il monaco (che al mercato mio padre comprò)

francesca bellini, 25 Gennaio 2018

“I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”.

[Ludwind Wittgenstein – filosofo, ingegnere e logico austriaco del primo ‘900]

 

Vi è mai capitato di trovarvi in uno studio medico corredato di poster su importanti studi o ricerche e sentirvi improvvisamente catapultati negli anni ’80?
Avete mai partecipato a corsi di formazione, presentazioni, convegni di taglio tecnico-scientifico e aver faticato a seguire quelle slide con il testo ombreggiato, magari giallo su fondo bianco, chilometrico, senza immagini di accompagnamento, o, nel migliore dei casi, con qualche fotografia sgranata rubata su Google, o qualche incerta clip art delle prime versioni di Power Point?
O ancora, vi siete mai trovati fra le mani una newsletter o una brochure aziendale che vi abbia fatto sentire un senso di grigiore, alla Momo nella città dei Signori Grigi, e di ineluttabilità?
Io sì.
Ed è ora di dirlo: L’abito fa il monaco.

Non serve un guru della comunicazione per riconoscere che viviamo in un’epoca clamorosamente visiva, impaziente ed esigente. Nella nostra esperienza di utenti, clienti, acquirenti, la forma ci permette (o ci impedisce), innanzi tutto, di comprendere e acquisire il messaggio del nostro interlocutore, e di acquisirlo in un modo oppure in un altro.
In secondo luogo, ci dice molto sul comunicatore in questione: è una persona o un’organizzazione affidabile, aggiornata? Ha cura del dettaglio, del proprio lavoro, del cliente?

La forma è contenuto.

Onestamente, vi fidereste di più dell’autore e dei dati contenuti in una presentazione ingenuamente “vintage”, disorganizzata, con immagini e oggetti non meglio identificabili, o di un autore e dati di una presentazione dall’aspetto attuale, chiaro, da cui emerge rapidamente il significato?

La tecnologia ha sviluppato moltissimi strumenti per semplificare la comunicazione visiva e la creazione di contenuti grafici. Software potenti e intuitivi, taluni poco costosi e fra le mani di tutti.
L’apocalisse per i grafici e i comunicatori? No.

Innanzi tutto gli stessi software di settore, i must have dei grafici, si sono evoluti tantissimo negli ultimi anni e hanno potenzialità, personalmente, sempre più esaltanti… che però bisogna conoscere per poter sfruttare. E la conoscenza non è nelle mani, ma nella testa: di chi ci dedica (molto) tempo. Inoltre, tutte le applicazioni e i software “minori” sono generalmente adibiti a compiti più circoscritti (= bisogna usare molti software se si vogliono utilizzare molte funzioni) e per quanto sorprendenti – riconoscimenti facciali, filtri pronti all’uso, montaggi video automatici, e quant’altro! – agiscono in modo standard, creano e seguono i trend, e producono materiali che, per quanto momentaneamente accattivanti, finiscono per assomigliarsi tutti. E sparire presto.

Oggi più che mai il linguaggio visivo ha bisogno di personalizzazione e specificità, poiché se è ad esso che affidiamo la comunicazione di informazioni complesse, non possiamo correre il rischio di semplificarlo e limitarlo, pena, a lungo andare, la semplificazione e la limitazione del nostro mondo.

L’infografica e l’illustrazione sono mezzi efficaci per veicolare messaggi articolati e, se usati con appropriatezza e coerenza, possono dare voce e chiarezza anche ai contenuti più ostici. Per supportare questo tipo di attività, esistono banche di immagini (fotografie, illustrazioni vettoriali e non, ma anche video e audio) dette microstock (da “micropayment + stock photography”) in cui si possono acquistare immagini (o meglio: licenze di utilizzo di immagini) a prezzi irrisori. Vi si può trovare materiale per ogni argomento, necessità e gusto, e soprattutto scoprire ed entrare in contatto con autori e artisti cui affidare progetti specifici.

Recentemente anche io ho iniziato a dare il mio contributo su due canali di microstock: Fotolia e Shutterstock, su cui si possono trovare attualmente immagini relative alla sicurezza sul lavoro e alla comunicazione interpersonale. Il portfolio è sempre in aggiornamento, potete seguirlo ai link indicati, o direttamente in calce a questa pagina.

Buon lavoro, e che il nostro linguaggio sia ricco!